
Si guarisce dal DOC? Sei storie di chi ne è uscito
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Sì, dal DOC si guarisce. Non tutti allo stesso modo, quasi mai nei tempi che si spererebbe, e con una parola — «guarito» — che va spiegata prima di usarla. Ma su questo sito ci sono sei persone che ne sono uscite e hanno accettato di raccontarlo per intero, con il proprio nome. Non sono casi di scuola: sono persone del gruppo di mutuo aiuto a cui sono iscritto anch’io, a cui ho chiesto di scrivere la loro storia.
Che cosa vuol dire «guarito»
Nessuna delle sei persone dice che i pensieri intrusivi sono spariti. Dicono un’altra cosa, e la definizione più precisa è di Catia: «per guarita intendo che ogni tanto qualche pensiero intrusivo arriva, ma nel tempo di tre secondi è catalogato come DOC e viene subito gettato nel cestino».
Guarire, nei loro racconti, non è avere una mente silenziosa: è che il pensiero non attacca più niente. Passa e non si porta dietro un’ora di controlli. È una definizione meno spettacolare di quella che si spera, e più utile, perché descrive uno stato raggiungibile invece di uno stato perfetto. Vale la pena tenerla in mente leggendo le sei storie, perché è quello che intendono tutte quando dicono di essere uscite.
Bruno Originale
DOC grave — contaminazione, religioso, ordine, relazione, aggressivo. Quarant’anni, dai cinque.
Arriva a 46 anni senza aver mai preso una medicina, con oltre centosedici fra ossessioni e rituali incastrati l’uno nell’altro, e dieci anni di psicoanalisi alle spalle con una terapeuta che gli impediva di andare da uno psichiatra. Ne esce dopo un ricovero di 54 giorni, i farmaci, e poi la terapia cognitivo-comportamentale e quella breve strategica. Oggi ha fondato il gruppo di mutuo aiuto da settemila persone da cui arrivano quasi tutte le storie di questa pagina.
«Le medicine ti tengono a galla […] ma è la terapia cognitivo comportamentale che ti insegna a nuotare fino al punto in cui non hai più bisogno di salvagente, e questo ti dà dignità e autostima.»
Leggi la storia di Bruno per intero.
Catia Favati
DOC da contaminazione, severo. Dall’infanzia alla diagnosi corretta nel 2008.
A quindici anni le diagnosticano un disturbo d’ansia e le danno ansiolitici: la diagnosi giusta arriva più di vent’anni dopo. Trovata la cura farmacologica, comincia a lavorare in una struttura sanitaria circondata esattamente da ciò che la terrorizzava — sangue, malattie infettive — e descrive quegli anni come la più grande terapia comportamentale che abbia mai fatto, senza che nessuno gliela avesse prescritta.
«Ad oggi sono 10 anni che sono guarita, dove per guarita intendo che ogni tanto qualche pensiero intrusivo arriva, ma nel tempo di tre secondi è catalogato come DOC e viene subito gettato nel cestino.»
Leggi la storia di Catia per intero.
Luca T.
DOC puro. Sette mesi dal crollo al miglioramento, poi quattro recidive in cinque anni.
È la storia più letta del sito, e non credo sia un caso: è quella in cui le cose vanno storte prima di andare bene. Quattro terapeuti cognitivo-comportamentali di fila non funzionano, e alcuni gli dicono che dovrà conviverci. Sette mesi dopo prova la mindfulness e gli psicofarmaci insieme, e i miglioramenti arrivano in una settimana. Poi quattro recidive in cinque anni, e nessuna che abbia cancellato il percorso fatto.
«Oggi sto bene. Non ho ossessioni né compulsioni ma mi rendo conto che il disturbo è sempre in agguato, è una parte di me. Ma non ci casco.»
Leggi la storia di Luca per intero.
Massimo e il DOC da relazione
DOC da relazione, severo. Dai ventiquattro anni, con la svolta passati i quarantacinque.
Perde l’udito da un orecchio a sei anni e cresce con la paura che nessuna donna lo voglia: intorno ai ventiquattro quella paura diventa un DOC da relazione. A quarantacinque va da uno psicologo che si concentra sulla sordità e non sul disturbo. Ne esce quando una relazione finisce e lui, cercando in rete, scopre che quella cosa ha un nome. Capire di avere un disturbo, e non un carattere, è il punto in cui la storia gira.
«Ho combattuto questa guerra da solo, pensando di essere l’unico al mondo per tanti anni.»
Leggi la storia di Massimo per intero.
Massimo, 48 anni
DOC grave. Dieci anni, dai venticinque ai trentacinque.
È l’unica delle sei storie in cui il percorso è quello da manuale, e vale la pena leggerla per questo: sertralina — prescritta però solo su sua esplicita richiesta — e terapia cognitivo-comportamentale, prima a indirizzo cognitivo poi comportamentale di terza generazione. Uscito dal disturbo, va in analisi per le cause. Sulla dipendenza affettiva dice di starci ancora lavorando, e lo dice mentre si definisce guarito dal DOC.
«Nessuno di questi strumenti avrebbe funzionato senza il mio impegno personale a informarmi e applicare le tecniche con assidua costanza, senza cercare risultati immediati.»
Leggi la storia dell’altro Massimo per intero.
Federica Spena
Stati ansioso-ossessivi, attacchi di panico, depressione maggiore. Dai cinque anni, con alti e bassi che continuano.
La metto per ultima perché è quella che non finisce con «oggi sto bene», e questa pagina sarebbe disonesta senza. Federica definisce la sua una storia di successi e ricadute. Nel frattempo è diventata psicologa — contro chi le diceva che proprio lei non poteva farlo — ed esercita. È la dimostrazione che la vita piena non arriva necessariamente dopo la guarigione: a volte le due cose si costruiscono insieme.
«Di DOC può soffrire anche una persona felice e senza particolari traumi.»
Leggi la storia di Federica per intero.
Che cosa hanno in comune
Le ho rilette una dopo l’altra cercando una formula, e la formula non c’è: uno è guarito con i farmaci e la terapia, uno con la meditazione e i farmaci dopo che quattro terapeuti non erano serviti a niente, una lavorando per anni in mezzo a ciò che la terrorizzava. Quello che si ripete è altro.
In quasi tutte c’è prima un pezzo di percorso sbagliato. Una diagnosi di ansia a quindici anni invece che di DOC. Dieci anni di analisi con una terapeuta che impediva di consultare uno psichiatra. Quattro cognitivo-comportamentali di fila che non funzionano. Uno psicologo che a quarantacinque anni parla dell’orecchio e non del disturbo. Non è un dettaglio: è la parte che di solito viene tagliata dalle storie di guarigione, ed è la parte che spiega perché ci vogliono anni.
Nessuno dice di essersela cavata solo informandosi, e nessuno dice che informarsi non è servito. Tre su sei citano il momento in cui hanno capito che quella cosa aveva un nome come il punto di svolta. Tutti e sei, però, dopo quel momento hanno fatto qualcos’altro: una terapia, un farmaco, un’esposizione, una pratica quotidiana. La ricerca ha aperto la porta; non ha attraversato la stanza.
Le ricadute ci sono quasi ovunque e non hanno annullato niente. Luca T. ne conta quattro in cinque anni e oggi sta bene. Bruno avverte esplicitamente di non abbassare la guardia. È il timore che paralizza chi sta cominciando a migliorare — che il primo ritorno dei pensieri cancelli tutto — e nessuna di queste storie lo conferma. Se è il punto in cui ti trovi, ho scritto come gestire le ricadute nel DOC.
Si guarisce dal DOC da soli?
È una delle ricerche con cui la gente arriva qui, e la risposta onesta che si ricava da queste sei storie è no. Nessuno ce l’ha fatta da solo. La cosa interessante è che diversi ci hanno provato a lungo — Bruno ha passato quarant’anni senza una medicina, Massimo dice di aver combattuto «questa guerra da solo, pensando di essere l’unico al mondo per tanti anni» — e quel periodo, nei loro racconti, è sempre la parte peggiore.
Il che non vuol dire che non ci sia niente da fare per conto proprio: tutte e sei le storie sono piene di cose fatte in autonomia. Vuol dire che quelle cose funzionavano insieme a qualcun altro, non al posto di qualcun altro.
Da dove si comincia
Se sei all’inizio e la domanda vera dietro «si guarisce?» è «e adesso che faccio?», la risposta neutra sta nella pagina Risorse: a chi rivolgersi secondo l’Istituto Superiore di Sanità, dove informarsi senza peggiorare le cose, e il gruppo di mutuo aiuto da cui vengono queste sei persone.
Se invece vuoi sapere che aspetto ha il disturbo dall’interno prima di raccontarlo a qualcuno, la mia storia sta in la mia storia in breve, e le forme che il DOC prende più spesso in le ossessioni più comuni.
Si guarisce dal DOC? Sei storie di chi ne è uscito — Luca Pasini, Fuori Dal DOC. https://fuoridaldoc.it/si-guarisce-dal-doc/