
DOC e Resilienza: Testimonianza di una Psicologa
Pochi giorni fa, ho festeggiato il mio compleanno. Sapevo che sarebbe stato complesso.
Portavo ancora il peso di un litigio non risolto e, soprattutto, ero pienamente consapevole che questo fosse il mio primo “compleanno con il DOC”.
Mi sentivo avvolto da un turbinio di emozioni e pensieri contrastanti: da una parte, la gioia di stare bene e di essere migliorato molto negli ultimi mesi; dall’altra, le insidiose voci dell’incertezza che legavano la mia felicità alla guarigione ancora non raggiunta.
I pensieri tipici di una mente ossessiva, niente di più.
In questi momenti di turbamento, trovo spesso conforto e guida nei contenuti che ho scritto in tempi di maggiore lucidità, ma anche nelle parole scritte da altri, che custodisco gelosamente nel mio diario digitale.
In particolare, ho riletto un post-testimonianza scritto qualche mese fa dalla Dott.ssa Federica Spena, conosciuta nel gruppo di mutuo aiuto al quale partecipiamo entrambi.
Federica, nonostante il suo percorso con il DOC, l’ansia e la depressione, è una psicologa qualificata che non solo ha saputo costruirsi una vita piena e gratificante, ma ha anche realizzato il sogno di dedicarsi alla professione che ama.
Ti invito a leggere la sua testimonianza fino in fondo:
La mia è una storia di successi e ricadute che vorrei raccontarvi, per confrontarci e darci forza reciproca.
Ho sofferto fin da piccola di stati d’ansia (ricordo il primo attacco di panico a 5 anni) che a volte diventavano vere e proprie ossessioni. C’è stato un periodo della mia vita in cui ho sofferto sia di Disturbo da Attacco di Panico che di Disturbo Depressivo Maggiore.
Sono sempre stata una persona molto solare, estroversa e determinata, piena di interessi e curiosa verso la vita.
Purtroppo, però, a causa di una predisposizione genetica e di condizionamenti ambientali, mi porto una croce, la croce che ci accomuna: gli stati ansioso-ossessivi.
Ciò non mi ha fermata nel perseguire gli studi e nel fare il lavoro che ho sempre amato, ossia quello di psicologa. È stato più difficile degli altri, dover trovare la concentrazione, dover combattere contro chi diceva: “Eh ma proprio tu, che soffri di ansia, vuoi fare la psicologa?”.
Non mi dilungherò sulle montagne che ho dovuto scalare e sulla fatica, sia dettata da pregiudizi di gente ignorante, sia dalla poca energia che avevo quando le crisi mi colpivano.
Vorrei partire da questi gruppi per combattere i pregiudizi e gli stereotipi contro la malattia mentale.
Formuliamo nuovi termini: si parla di disturbo neurobiologico con un misto di predisposizione genetica ed eventi ambientali.
Quando delle teste di c@zzo vi dicono: “Eeeh, ma è tutto nella tua testa”, ribadite che la “testa” è un organo come gli altri e che va trattato come tale.
Quando vi dicono che il DOC e l’ansia non si vedono, ricordate che esistono oggi strumenti e tecniche di neuroimaging che mostrano la diversa attivazione di un cervello “normale” e di un cervello in fase di DOC o depresso… in pratica, in entrambe le situazioni, il cervello è come se si impallasse in un circolo vizioso, in un loop, come un allarme andato in tilt.
Smettete di ascoltare quei professionisti che dicono che l’ansia e il DOC derivano per forza da traumi o altro. NO! Esistono eventi forti (sia negativi che positivi) che possono attivarlo o acutizzarlo, ma di DOC può soffrire anche una persona felice e senza particolari traumi.
Il DOC, l’ansia, la depressione sono stati un valore aggiunto (seppur non gradito) alla mia vita e alla mia professione… mi hanno fatto apprezzare la gioia delle piccole cose, la felicità che si prova quando si è in salute, quando pensieri o sensazioni intrusive non compaiono.
E, inoltre, mi hanno permesso di toccare con mano il dolore delle persone che chiedevano un supporto professionale e di provare a dare loro le tecniche e indicazioni per convivere al meglio e migliorare la qualità della propria vita… capire appieno, provando sulla mia pelle, è stata un’opportunità.
Ricordatevi che un bravo professionista (che sia psicologo, psicoterapeuta, psichiatra ecc.) non si pone mai in atteggiamento superiore e, soprattutto, nella maggior parte dei casi opterà per un trattamento integrato: terapia e farmaci.
È come il dimagrimento e ottenere una forma fisica in salute: non puoi solo mangiare bene senza fare sport o fare sport senza mangiare bene.
Ma soprattutto, non scoraggiamoci: ho imparato ad accettare la mia ansia, il mio DOC e a non vergognarmene perché “uno psicologo non può soffrirne”! Rompiamo il tabù! Uno psicologo, così come qualsiasi essere umano, ne può soffrire; la differenza sta nella consapevolezza e conoscenza delle tecniche per non dargli troppo spazio.
Negarlo sarebbe farlo esplodere di più; accettarlo è il primo passo per la guarigione.
Dal DOC si può guarire; i dati scientifici di guarigione ci sono. Non sapremo se noi faremo parte di quella percentuale fino al termine della nostra vita terrena, ma so per certo che ci sono periodi anche lunghissimi in cui mi lascia libera e altri in cui mi rende le giornate davvero faticose.
Ho un’altra certezza: la felicità che provo quando vado a lavoro… se mi fossi fermata ai giudizi di alcune persone, a quest’ora sarei stata, oltre che ansiosa, anche infelice.
E smettiamola di dire che l’ansia, il DOC o la depressione li hanno le persone infelici o insoddisfatte della vita!
Un abbraccio a tutti noi.
Dopo aver letto la fantastica testimonianza di Federica, ho cercato di estrarre tre punti chiave che vorrei condividere con voi:
- Scegli una direzione e inizia a percorrerla. Federica ci mostra come, nonostante le sfide imposte dal Disturbo Ossessivo-Compulsivo e dall’ansia, sia possibile continuare a seguire i propri sogni e ambizioni. L’invito non è quello di nascondere la propria “polvere mentale” sotto al tappeto e di essere ottimisti a tutti i costi, bensì di riconoscere e accettare la sofferenza per trasformarla, con pazienza e fiducia, in una forza che ci rende inarrestabili dinanzi agli ostacoli della vita.
- I pregiudizi sulla salute mentale. Attraverso le parole di Federica, emergono le sfide legate ai pregiudizi e agli stereotipi sulla malattia mentale. La sua testimonianza è un potente promemoria dell’importanza di combattere contro queste false credenze. Per quanto siano stati fatti importanti passi in avanti negli ultimi anni, anch’io ritengo ci sia l’esigenza di una maggiore comprensione e conoscenza dei disturbi mentali. Occorre un approccio più informato ed empatico.
- L’importanza di un approccio integrato. Federica ci ricorda l’importanza di un trattamento personalizzato e integrato, che combini psicoterapia e farmaci. Ci illustra come il ruolo del professionista della salute mentale sia quello di affiancare il paziente con umiltà e comprensione, piuttosto che con un atteggiamento di superiorità (come diverse volte ho sentito raccontare). Questo approccio enfatizza l’importanza di strategie terapeutiche adattate alle esigenze individuali, un concetto chiave per chi affronta simili sfide.