
Come gestire le ricadute nel DOC
Agosto è stato un mese magnifico per me. Con il lancio del blog “Fuori dal DOC”, ho vissuto una continua ondata di emozioni positive in ogni aspetto della mia vita, che si è conclusa con una vacanza con due amici stretti che mi ha regalato ricordi che custodirò per sempre.
E poi, una domenica sera, un timore familiare ha iniziato a serpeggiare nella mia mente: “E se il DOC ritornasse?”. Nonostante l’ansia non fosse intensa, ho cercato di ricordare tutte le strategie apprese per gestirla e ho provato a distogliere la mia attenzione guardando un video su YouTube.
Peccato che avessi optato per un video sul tema del “pensiero positivo tossico”. Ora che ci penso, si trattava senza dubbio di un tentativo di cercare rassicurazioni online. La più banale delle trappole.
Il DOC si è agganciato ad un concetto menzionato nel video, distorcendolo completamente. Le ossessioni hanno iniziato a vorticare nella mia testa, il mio cuore ha iniziato a battere all’impazzata.
Ho tentato di razionalizzare con tutte le mie forze (altro errore), cercando di convincere i miei pensieri intrusivi che si trattava di un equivoco e che il messaggio del video era completamente diverso, ma come ben sappiamo è impossibile scendere a patti con il DOC sul piano della logica.
“Ricaduta”, ho pensato, sprofondando nella disperazione.
La ricaduta nell’abisso del DOC può suscitare sensazioni di fallimento, frustrazione e disperazione. Di certo lo ha fatto con me, dato che si trattava della prima ricaduta dopo un lungo periodo di benessere. Tuttavia, è fondamentale accettare le ricadute quali tappe inevitabili nel percorso verso la guarigione.
Ciò che conta davvero non è se avvengono, poiché è inevitabile, ma come le affrontiamo e come decidiamo di proseguire nel nostro viaggio.
Riconoscimento e accettazione
Anche se potrei suonare come un disco rotto, avendolo già menzionato innumerevoli volte nei miei precedenti articoli, il primo passo rimane sempre l’identificazione e l’accettazione del sintomo.
Questo non significa che ci si debba lasciar trascinare dalla corrente e rimanere avviluppati nella sofferenza e nell’autocommiserazione. È piuttosto una presa di coscienza del fatto che si è verificata una ricaduta, ma questo non ha alcuna implicazione negativa rispetto ai progressi già raggiunti.
Le ricadute sono componenti naturali del processo di guarigione e non devono essere interpretate come segnali di fallimento. Le tecniche che hai appreso per imparare a gestire il DOC restano pertinenti, le informazioni che hai acquisito sono ancora rilevanti, il percorso che hai delineato con il tuo psicoterapeuta (se ti ha dato benefici) non va stravolto.
La mia nuova psicoterapeuta suggerisce di non etichettare queste fasi come “ricadute”, ma piuttosto di vederle come momenti che tutti possono sperimentare nella vita, indipendentemente dalla presenza del DOC o meno.
In realtà, la mia “ricaduta” è coincisa con un periodo in cui ho dovuto affrontare una serie di cambiamenti significativi:
- Trasferirmi in un ambiente lavorativo in loco dopo 2 mesi di smart working, abituandomi di nuovo alla routine di spostamenti e interazioni faccia a faccia con i colleghi.
- Accogliere e supervisionare l’inserimento di un nuovo membro nel mio team aziendale, con tutte le responsabilità di integrazione e formazione che ne conseguono.
- Concludere un percorso psicoterapeutico per avventurarmi in una nuova fase con un altro specialista, una transizione ricca di entusiasmo ma anche di timore.
- Riappropriarmi della mia indipendenza e tornare a vivere da solo, dopo aver condiviso la mia vita quotidiana con i miei genitori per ben 8 mesi.
… E questi cambiamenti si sono ritrovati a convergere tutti nella stessa settimana!
È ovvio che una successione di eventi così densa avrebbe destabilizzato chiunque. La maggior parte delle persone avrebbe considerato molto stressante un periodo del genere.
Noi, che conviviamo con il DOC, abbiamo anche il fardello delle ossessioni che ci colpiscono con maggiore intensità a fronte di un aumento dello stress, ma ciò non significa che le sfide e le fluttuazioni della vita siano esclusive di chi ha il DOC.
Capisci cosa intendo dire? È fondamentale ricordare che siamo esseri umani come tutti gli altri e che, in certi momenti, dobbiamo staccarci dalla nostra diagnosi e vedere le cose da una prospettiva più ampia.
Strategie per gestire la ricaduta
**Riduzione dello stress.**Le situazioni di stress sono spesso dei detonatori per chi soffre di DOC. Eventi come una discussione intensa con un familiare, la pressione sul lavoro a causa di una scadenza imminente o l’affrontare un cambiamento importante nella vita personale possono facilmente innescare l’aumento dei pensieri intrusivi. È fondamentale riconoscere questi trigger e, dove possibile, cercare di prevenirli o gestirli. Ad esempio, praticare la Meditazione Mindfulness prima di una riunione stressante o concedersi brevi pause durante una giornata particolarmente impegnativa può fare la differenza.
Utilizzo delle strategie già acquisite. Durante una ricaduta, è naturale pensare che le tecniche e le strategie precedentemente acquisite non funzionino più, ma è cruciale resistere all’impulso di abbandonarle. In questi momenti di debolezza dobbiamo attingere alle nostre risorse interiori per affinare gli strumenti che abbiamo a disposizione. Abbandonare la meditazione, smettere di fare sport o allontanarsi dai contesti sociali potrebbe recare un sollievo temporaneo, ma a lungo termine non farà che alimentare il potere tirannico che il DOC esercita sulla nostra vita. Anzi, questa è l’occasione per riaffermare l’importanza di queste pratiche nella nostra vita!
Cambio di prospettiva. Quella che oggi chiami “ricaduta”, in realtà potrebbe essere molto lontana dalle fasi acute che hai già superato in passato. Due mesi fa, avrei considerato la mia attuale ricaduta come un’isola di benessere e felicità. Questo accade perché l’essere umano per sua stessa natura tende a non accontentarsi, una caratteristica evolutiva che un tempo serviva per spingerci oltre e garantirci la sopravvivenza, ma oggi è essenziale riconoscere questa trappola piscologica e focalizzarsi sull’apprezzare il momento presente.
Ricordare i progressi fatti finora. Le ricadute, anche se dolorose, non cancellano i progressi realizzati. Ogni passo fatto, ogni piccola conquista, ogni giorno in cui hai sentito di essere riuscito a gestire meglio il tuo DOC, ha contribuito a solidificare le tue fondamenta. La strada verso la guarigione dal DOC non è lineare, e ogni volta che ti trovi in un momento di down, ricorda a te stesso che hai già dimostrato la tua forza e la tua capacità di risalire. Le ricadute saranno sempre meno frequenti, sempre meno dolorose e sempre meno durature.
Conclusione
Le ricadute nel DOC sono indubbiamente scoraggianti e mettono a repentaglio la sicurezza nella nostra capacità di gestire il disturbo, ma con la giusta mentalità possono diventare uno spunto di crescita personale e un motivo per affilare ulteriormente le nostre armi.
Il mio invito resta quello di considerare le ricadute come una fase standard del percorso, una prova da superare come tante altre e che non inficia minimamente la qualità dei progressi che hai fatto fino ad ora e la validità degli strumenti che hai acquisito.