
Testimonianza di chi è guarito dal DOC da contaminazione
Se c’è una cosa di cui mi sono reso conto negli ultimi mesi, è che quando il DOC si fa particolarmente aggressivo c’è una componente che spesso viene a mancare: la speranza di poter guarire e riprendere a condurre una vita normale.
Per quanto ci siano tecniche anche per affrontare i momenti più bui del DOC, l’articolo di oggi vuole essere interamente dedicato alla speranza.
Di seguito riporto la testimonianza integrale che ho richiesto a Catia Favati, ex malata di DOC e amministratrice di un gruppo Facebook di mutuo auto aiuto che conta più di 7.000 membri, tra cui il sottoscritto.
“Mi chiamo Catia, e con Bruno ed Elisa collaboro con loro in questo progetto di mutuo auto aiuto, che consiste nel fornire un pezzo della propria esperienza e consigli a tutti coloro che soffrono di DOC.
Mi sono iscritta nel gruppo nel 2009 ed ero in condizioni di DOC severo. Mi condizionava totalmente la vita ed anche quella di famigliari, amici, ma soprattutto quella delle mie figlie che all’epoca erano bambine.
I primi esordi del DOC sono iniziati da bambina, ma erano considerati dai miei genitori e dalla pediatra solo paure, tuttavia la mia condizione in adolescenza si è aggrava molto: non riuscivo a studiare, non riuscivo a toccare nulla all’esterno, a sedermi sulle panchine, a usare il carrello al supermercato, a usare i banchi a scuola, perché erano fonti di chissà quali virus. Non andavo al bar o al ristorante o al cinema… Un DOC da contaminazione in piena regola insomma.
Andai all’età di 15 anni da uno psichiatra che mi dette dei farmaci e degli ansiolitici, con diagnosi di semplice disturbo d’ansia. La mia vita va avanti in maniera altalenante, i miei genitori anche loro con vari problemi: madre depressa e padre, ora posso affermarlo, con DOC. Ha manie di persecuzione e forse altro, ma chissà, non si è mai voluto curare. Il risultato è che la vita era pressoché impossibile per tutti noi.
Mi sposo tra alti e bassi, quindi matrimonio, cambiamento e crisi totale, ma poi mi riprendo. Prima gravidanza, anche qui cambiamento e quindi ansia alle stelle, ma poi mi riprendo. Nascita della seconda figlia un po’ meglio, ma il DOC continua a lavorare in sottofondo, quindi tenevo a bada le due bambine piccole in modo che non toccassero nulla di sporco. Controllavo loro ogni minima parte del corpo dopo la scuola e se avevano anche un semplice segnetto rosso da pennarello, per me era sangue, ovvero malattia, ovvero HIV, ovvero morte.
Chiamavo continuamente mille dottori piangendo. Loro non ne potevano più e mio marito neanche, poi nel frattempo riesco a calmarmi un po’ e un giorno un collega mi fa assaggiare con una cannuccia un estathe. Io sapevo di non doverlo fare, ma l’ho fatto e da lì un nuovo tracollo con pianti, sensi di colpa e panico. Mi sono recata da una infettivologa che mi ha sorriso e mi ha spiazzata completamente: “Signora, lei deve andare da uno psichiatra”.
Finalmente nel 2008 ricevo la diagnosi corretta di DOC dallo psichiatra! Alleluia! Ci è voluto un po’ di tempo per individuare la cura farmacologica giusta, ma finalmente avevo le mie medicine corrette. Poi ho fatto un po’ di terapia cognitivo-comportamentale, ma non molta, nel frattempo inizio a lavorare in una struttura sanitaria dove ero circondata da tutto ciò che mi terrorizza: sangue, feci, urine, malattie infettive e così via.
Volevo licenziarmi un giorno sì e l’altro pure, ma sono andata avanti e credo che quella sia stata la più grande terapia cognitivo-comportamentale che abbia mai fatto, dato che di fatto era come se facessi esposizioni su esposizioni.
Non è stato facile, i pianti che ho fatto di nascosto nello spogliatoio li conosco solo io, ma pian piano è iniziata ad arrivare un po’ di luce. Poi grazie a Bruno sono entrata nel gruppo Facebook di auto-aiuto che ora amministro a mia volta. Ho letto miliardi di volte tutti i contenuti sul cervello bloccato tipico di chi ha il DOC, e inoltre ad ogni inciampo Bruno era lì a supportarmi.
Infine sono stata bene, ad oggi sono 10 anni che sono guarita, dove per guarita intendo che ogni tanto qualche pensiero intrusivo arriva, ma nel tempo di tre secondi è catalogato come DOC e viene subito gettato nel cestino.
È per questo che ci credo. Credo fortemente che ci sia speranza per ognuno di noi, ma la lotta è dura e bisogna essere disposti a passare le pene dell’inferno e non a evitarle. Il DOC cronico può anche essere tenuto a bada facendo compulsioni e rituali, senza dubbio, ma che vita è!? Una vita in cui non si è padroni delle proprie azioni.
Certo bisogna trovare la quadra giusta: psichiatri, cure farmacologiche, psicoterapeuti, ma non bisogna mollare finché non si arriva a vivere una vita sana e piena, libera dai condizionamenti del DOC. Consiglio di avere sempre un atteggiamento propositivo e la continua voglia di capirci di più su questo disturbo, informandosi tramite la lettura di più testi possibili, che fanno veramente la differenza.
Coraggio!“
Ringrazio Catia per la sua bellissima testimonianza, da cui cerco di estrarre un breve riepilogo:
- Le paure non vanno evitate, ma affrontate. Questo concetto è alla base della Terapia Cognitivo-Comportamentale (TCC) e in particolare della Esposizione con Prevenzione della Risposta (ERP), che sono gli approcci terapeutici più indicati per affrontare il DOC.
- L’informazione ti rende libero. Catia sostiene che imparare a conoscere il disturbo è stato un aspetto cruciale della sua guarigione. Psicoterapeuti e psichiatri sono fondamentali, ma occorre imparare ad aiutarsi anche da soli, e la corretta informazione è uno step essenziale. Consulta la mia pagina Risorse per conoscere canali YouTube e testi autorevoli sul DOC.
- Mantenere un atteggiamento propositivo. Ci sono dei giorni in cui il DOC è talmente intenso che è difficile provare speranza. Lo so benissimo. Detto ciò, bisogna imparare a riconoscere che si tratta di una fase di passaggio e che, con pazienza e fiducia nelle cure professionali e nelle proprie capacità, tutti possono vincere una prima battaglia, poi una seconda, poi una terza e infine la guerra.