
La mia storia in breve
Ero un bambino molto sensibile. Osservavo e giudicavo sempre tutto come buono, cattivo, spaventoso o sicuro. Senza mezze misure.
La mia casa era il mio nido sicuro. Quando ero fuori nel mondo sperimentavo ansia da separazione e facevo fatica a badare a me stesso. I primi pensieri intrusivi iniziarono all’età di circa 20 anni, per poi andarsene e tornare mentre la vita proseguiva senza troppi intoppi.
Le cose peggiorarono dopo aver compiuto i 30 anni. Un senso di inquietudine generale verso la mia allora relazione amorosa diede origine ai primi pensieri ossessivi ricorrenti.
Da lì in avanti diventai uno spettatore sempre più guardingo di ogni mio pensiero, emozione e sentimento, perdendo una parte della mia spontaneità.
Finché non arrivò il pensiero più spaventoso di tutti.
Un amico si tolse la vita a gennaio 2023. Due settimane dopo il suo funerale, durante una nottata come tante altre ho semplicemente pensato: “e se un giorno lo facessi anch’io?”.
Questo pensiero mi ha spaventato a morte. Ho avuto pensieri ossessivi in passato sulle questioni più disparate, ma questo mi perseguitava. Era con me tutto il tempo.
Il mio cervello non riusciva a smettere di pensarci. Avevo bisogno di sapere con certezza che quell’ossessione non avesse alcun significato, quindi ho iniziato a inseguire quella certezza, forte della rigida razionalità di cui sono sempre andato fiero.
Negli ultimi mesi ho cercato i sintomi di persone che avevano tendenze suicide in modo da potermi escludere dalla lista di coloro che un giorno si sarebbero potuti togliere la vita.
Sono sorte molte domande esistenziali.
Qual è il significato della vita? Cosa ci facciamo qui?
Ho pensato che se avessi potuto rispondere a queste domande, forse sarei riuscito a stare di nuovo bene, ma informandomi ho poi scoperto che queste erano tutte compulsioni che stavano solo peggiorando i miei pensieri intrusivi.
E ora dove mi trovo?
Da due mesi mi è stato diagnosticato un disturbo ossessivo compulsivo con sindrome ansioso depressiva.
Da un mese a questa parte, ho ritrovato un po’ di stabilità. Ho iniziato una terapia farmacologica e presto avvierò un percorso con un terapeuta specializzato in psicoterapia cognitivo-comportamentale, che costituisce il trattamento psicoterapeutico di elezione per coloro che soffrono del mio stesso disturbo.
Soprattutto, ho iniziato a smettere di autocommiserarmi e, con fatica, ho preso in mano le redini della situazione informandomi sul funzionamento di questo complicato disturbo e i meccanismi che lo alimentano, adottando strategie per arginarlo e imparare a conviverci mentre mi avvio lungo il percorso della guarigione.
Questo blog tratterà di questo viaggio doloroso e inaspettato che non mi sono scelto, ma che una volta superato renderà il resto della vita un gioco da ragazzi.
Lo scopo che mi sono prefissato è quello di raccontare cosa sta funzionando e non sta funzionando nel mio caso, senza ovviamente sostituirmi al parere di un professionista, ma con il desiderio di aiutare e far sentire meno sole altre persone che stanno affrontando questo insidioso disturbo.
Buona lettura!