
Vita con il DOC: Parte #2
È passato un mese e mezzo dall’ultimo aggiornamento sul mio percorso di guarigione dal DOC. Oggi voglio condividere i progressi che sono stati fatti, assieme a una riflessione che ha marcato questo periodo di riscoperta e crescita personale.
Sono appena tornato dall’appuntamento con il mio psichiatra per fare il punto della situazione. Ha riscontrato un notevole miglioramento negli ultimi 2 mesi, cosa che con grande sollievo avevo percepito pure io.
Abbiamo discusso sull’importanza di proseguire con la terapia farmacologica a dosaggio minimo fino alla prossima estate. Non abbiamo pianificato ulteriori incontri, a meno che non emerga una reale necessità da parte mia.
Nel frattempo, il nuovo percorso di psicoterapia cognitivo-comportamentale è iniziato per il verso giusto e mi sento di affermare che era esattamente l’approccio di cui avevo bisogno. Durante l’ultimo colloquio abbiamo concordato di ridurre la frequenza delle sedute, passando da un incontro a settimana a uno ogni due settimane, in virtù del fatto che mi sento sempre più solido e autonomo.
Abbiamo inoltre iniziato a esplorare tematiche che non vertono esclusivamente sul DOC, aprendo la porta a un dialogo sui vari aspetti della mia vita e della mia personalità che stavo trascurando da troppo tempo.
Ora passiamo alla mia riflessione.
Le prime due settimane di luglio di quest’anno sono state, senza ombra di dubbio, le più difficili della mia vita. Il DOC mi ha colpito in pieno volto, non avevo gli strumenti per affrontarlo e non avevo mai sperimentato una sofferenza tanto intensa e pervasiva.
Grazie alla terapia e a un grande impegno personale, oggi posso affermare di stare bene e di aver raggiunto un equilibrio notevole.
Eppure, negli ultimi giorni mi sono accorto che ho cominciato a vivere questa ritrovata serenità come qualcosa di normale, quasi scontato. E questa percezione ha fatto emergere nuove inquietudini legate al DOC.
E quindi, l’epifania: agosto è stato uno dei mesi più belli e gratificanti degli ultimi anni proprio perché avevo smesso di considerare la mia salute mentale come qualcosa di scontato. Stavo imparando ad essere felice con molto meno, in sostanza.
Non appena l’atto di star bene è tornato ad essere percepito come un elemento “ordinario” della mia esistenza, ecco che si sono riaffacciati alcuni sintomi.
La morale della favola è che a volte non occorre cambiare nulla e non abbiamo bisogno di nulla, ma basta modificare la prospettiva da cui si osservano le cose.
Nel mio caso specifico, è evidente che devo impegnarmi per mantenere sotto controllo il mio ego e per essere sempre più presente nella mia vita quotidiana.
Infine, sono consapevole che le parole di incoraggiamento e di speranza possano venire a noia, ma sento quanto sia vitale ribadirti che è possibile gestire e superare il DOC. Non dar peso alle ossessioni, impegnarsi in attività che consideriamo gratificanti e lavorare su noi stessi sono passi essenziali per avanzare nella giusta direzione.
Il problema del DOC è complesso, ma la soluzione è semplice, benché richieda impegno e determinazione. Trovare la forza di agire anche quando ogni forza sembra averti abbandonato, cercare la gioia anche in mezzo all’oscurità, valorizzare le relazioni umane e imparare ad apprezzare ogni momento.
La strada verso la guarigione è un percorso tortuoso, ma ne vale la pena. Alla prossima!