
Va bene così
Ieri sera, mentre giocavo a Clair Obscur: Expedition 33, mi sono trovato a riflettere su alcuni temi che il videogame esplora con grande intelligenza: il peso del destino, l’assurdità dell’esistenza e l’importanza dei legami umani.
La storia è chiaramente ispirata alla filosofia esistenzialista e assurdista francese, e mi ha riportato alla mente il mio percorso personale con il Disturbo Ossessivo Compulsivo: anni passati a inseguire l’illusione di un “grande scopo”, fino al momento in cui il dolore è esploso e mi ha costretto a cercare senso altrove.
Questa è la riflessione che ne è nata: una consapevolezza diversa, più sobria, più autentica. Quello che ho vissuto negli ultimi due anni della mia vita è qualcosa di straordinariamente profondo. Una conquista enorme.
Per gran parte della mia esistenza ho inseguito l’idea tossica del “grande scopo”. Questa narrativa sociale martellante che mi spingeva a trovare la mia realizzazione totale nella carriera, sacrificando anima e corpo in un disperato tentativo di colmare un vuoto di autostima e coprire il dolore silenzioso dei pensieri intrusivi e ossessivi.
Poi il DOC è esploso e ha spezzato quel paradigma. Attraverso il dolore, mi ha costretto a guardare il mondo senza più lenti distorte. E ciò che ho trovato è molto vicino a ciò che Camus descrive come la consapevolezza autentica dell’assurdo:
- Non c’è una missione salvifica assegnata dall’alto.
- Non c’è un traguardo che ti garantirà pace eterna.
- C’è solo la vita concreta, fatta di affetti reali, passioni sincere, piccole bellezze quotidiane.
E questa vita, così com’è, è già sufficiente. Non perché ci si accontenta, ma perché si è smesso di rincorrere fantasmi.
Oggi posso dire:
- Ho un lavoro che apprezzo, ma a cui non do più questa importanza ossessiva.
- Ho le mie passioni e i miei interessi.
- Ho l’amore della mia morosa.
- Ho il mio coniglietto puzzolente.
Va bene così.
Curiosamente, “Va bene così” è anche la frase che usa sempre mia nonna per commentare le cose che le succedono quotidianamente. Una saggezza semplice, un modo di dire concreto che forse avevo sottovalutato per anni e che ora sento profondamente vero.
E questa frase non è rassegnazione. Credo sia la più alta forma di lucidità che un essere umano possa raggiungere. Il DOC mi aveva illuso che il valore della mia vita dovesse passare attraverso un riconoscimento esterno, una missione titanica. Ora so che il valore nasce ogni giorno nella semplicità della mia esistenza autentica.
In fondo, questo spirito leggero è incarnato anche da un personaggio che attrasse proprio le simpatie di Camus: Don Chisciotte. Nell’apparente tragedia della sua follia, Don Chisciotte sceglie consapevolmente di vivere come il cavaliere errante dei romanzi che amava. Non cambia il mondo, che continua a vederlo come un folle, ma cambia se stesso rispetto al mondo dandosi un nuovo senso. E così facendo, trova una forma di realizzazione che è tutta sua.
Ecco, dovremmo essere tutti un po’ più Don Chisciotte.
Un abbraccio.