
Vita con il DOC: Parte #1
Voglio dedicare questa nuova serie di articoli ai progressi e alle sfide che sto affrontando nella mia lotta contro il disturbo ossessivo-compulsivo. Attraverso questi aggiornamenti, vi racconterò come sto gestendo la mia situazione, le strategie che sto adottando e le riflessioni che emergono lungo il percorso.
Questi articoli non seguiranno una periodicità fissa, anche perché potrebbero passare intere settimane senza cambiamenti rilevanti, ma spero che possano offrire supporto e comprensione a chiunque si trovi a combattere con il DOC o altre psicopatologie.
1. Come sto?
L’ultimo mese è stato un continuo susseguirsi di alti e bassi, con momenti di sofferenza prolungati e intensi e momenti di calma sparuti e poco incisivi, ma nel corso dell’ultima settimana la nuova terapia farmacologica e la mia testardaggine sembra che stiano cominciando a dare i loro frutti.
Anche durante i momenti più difficili, tuttavia, ho sempre avvertito un senso di stabilità emergere per mezzo della routine e delle tecniche che ho adottato.
Mi preparo quindi ad accogliere un settembre che si prospetta impegnativo, con diverse sfide in arrivo:
- L’inserimento di una nuova figura alle mie dipendenze nell’organico aziendale, con tutto quel che ne consegue (adeguamento dei processi, formazione, supervisione).
- Il passaggio di consegne con la figura precedente, che dovrà essere gestito con attenzione per evitare potenziali dispersioni di informazioni.
- La coordinazione e il lancio di tutte le iniziative di marketing di settembre, un mese molto impegnativo per il nostro business (fitness).
- Tornare a vivere da solo dopo aver idealmente superato questa fase “acuta” del DOC, dato che un mese fa ho deciso di tornare dai miei genitori per ricevere supporto.
Sarà sicuramente un periodo sfidante e una parte di me ha il timore di vanificare gli sforzi che ho fatto fino a questo momento e annullare i progressi, dato che lo stress è uno dei compagni preferiti del Disturbo Ossessivo-Compulsivo, ma farò il massimo affidamento sui nuovi strumenti che ho acquisito, la mia pazienza e il supporto di chi mi sta intorno.
2. La terapia farmacologica
Importante*: i trattamenti farmacologici per i disturbi della salute mentale sono una cosa seria. Non autodiagnosticatevi, non automedicatevi e consultate sempre un professionista qualificato. Vi rimando al disclaimer di questo blog per sicurezza. Mi raccomando.*
Ho effettuato la mia prima visita psichiatrica circa un mese fa, durante la quale mi è stata somministrata una cura a base di Zoloft e Depakin Chrono.
Zoloftè il nome commerciale di un farmaco che contiene il principio attivo della sertralina. La sertralina appartiene ad un gruppo di medicinali denominati “Inibitori Selettivi della Ricaptazione della Serotonina” (SSRI) che agiscono aumentando i livelli di una sostanza chimica che migliora l’umore (serotonina) nel cervello.
Depakin Chrono è il nome commerciale del Valproato di Sodio, farmaco anticomiziale di prima scelta nella terapia del Piccolo Male epilettico. Può essere utilmente impiegato nella terapia e nella prevenzione delle crisi maniacali, così come nella terapia dei gravi stati ansiosi, associati o meno a disturbi dell’umore.
A livello teorico, avrei dovuto iniziare una prima settimana con 25mg di Zoloft e 500mg di Depakin Chrono, che sono considerati dei bassi dosaggi di avviamento per abituare l’organismo all’introduzione dei farmaci, per poi passare subito a 50mg di Zoloft, che è considerata la dose minima consigliata per coloro che soffrono di Disturbo Ossessivo-Compulsivo.
Lo psichiatra tuttavia ha commesso un errore nella ricetta e non ha specificato che avrei dovuto aumentare subito le dosi di Zoloft, di conseguenza ho trascorso 3 settimane con dosi dimezzate di Zoloft (25mg) e dosi piene di Depakin Chrono (500mg).
Questo cosa significa? Il mio umore ha iniziato a stabilizzarsi per via del Depakin Chrono, ma essendo lo Zoloft sottodosato mi sono sentito completamente “spento” dal punto di vista emotivo per oltre 2 settimane, con gravi difficoltà nel provare soddisfazione o interesse per qualsiasi cosa.
Vi lascio immaginare che genere di preoccupazioni una situazione simile possa causare in un soggetto con DOC a tema suicidario come me, anche se si tratta di pensieri egodistonici e quindi falsi per loro stessa natura.
Dopo la seconda visita, avvenuta una settimana fa, ho iniziato a prendere la dose piena di Zoloft (50mg) ed effettivamente sto cominciando a riconoscermi, anche se ci sono ancora delle “stranezze” dovute ad una ulteriore fase di assestamento che potrebbe durare anche 4 settimane. Staremo a vedere.
L’unico effetto collaterale che ho riscontrato è che la sera fatico a prendere sonno e talvolta finisco per svegliarmi molto presto, ma tecnicamente dovrebbe scomparire a breve, e anche se non fosse per il momento mi può andar bene così.
La terapia farmacologica, quindi, sembra effettivamente che sia stata azzeccata e che produca effetti positivi, anche se avrei gradito maggiore attenzione in queste prime fasi delicate da parte dello psichiatra.
3. La psicoterapia
Premessa: sono in terapia da un anno e mezzo con uno psicologo-psicoterapeuta a orientamento psicodinamico. Allora avevo già le mie prime ossessioni a tema relazionale, ma non ci abbiamo mai lavorato direttamente sopra.
Questo percorso mi ha aiutato a capire tante cose di me, a sentirmi meno “sbagliato” sotto tanti punti di vista e a comprendere che certe esigenze personali che trovavo strane erano in realtà perfettamente umane e comprensibili.
Durante questo percorso ho imparato a comprendermi meglio e ho risolto tanti problemi nel mondo esterno che necessitavano della mia attenzione. Tuttora mi ritengo soddisfatto della psicoterapia che ho seguito.
Allo stesso tempo, da quando mi è stato diagnosticato il DOC, ho notato che l’approccio psicodinamico non è per nulla indicato per questa fase acuta, indubbiamente anche per la persona che sono e per il carattere che ho. Sono uscito dalle ultime 5-6 sedute che stavo sempre molto peggio rispetto a prima, ma soprattutto iniziavo a sentirmi non del tutto compreso dal mio psicoterapeuta.
Durante l’ultima seduta, in particolare, mi sono ritrovato a provare una forte rabbia che si è subito trasformata in voglia di prendere in mano le redini della situazione: ho contattato una psicologa-psicoterapeuta specializzata in Disturbo Ossessivo-Compulsivo, che utilizza un approccio cognitivo-comportamentale e che ho incontrato ieri per la prima volta.
Le ho spiegato la mia situazione e, forte delle informazioni che ho appreso in questi mesi, le ho chiesto se poteva aver senso concentrarsi PRIMA sui sintomi del disturbo e DOPO sulle ragioni che hanno portato alla sua formazione, e non viceversa come avevo fatto fino a questo momento con il precedente psicoterapeuta, infilandomi sempre più a fondo in un pantano di dubbi senza risoluzione.
Lei mi ha confermato che si tratta di un approccio funzionale e assolutamente possibile, e che forse nel mio caso sarebbe stato opportuno partire così fin da subito, perché il mio DOC ha iniziato a “scalciare” molti anni fa, ma vedendo che me la sono sempre cavata con le mie forze ha aspettato il momento migliore per “alzare il tiro” e sottopormi il pensiero intrusivo più terribile di tutti, quello che destabilizzerebbe quasi chiunque.
La prima impressione è stata ottima, mi sono sentito compreso e ho risolto anche un dubbio che avevo su una compulsione molto particolare, che mi ha confermato essere tipica del DOC.
Ho pianto più volte nel corso della seduta. Le cose che ho studiato e imparato erano vere, e finalmente avevo ricevuto una conferma in ambito professionale.
La nuova psicoterapeuta mi ha consigliato di leggere un libro, di continuare con la meditazione Mindfulness e di eseguire un esercizio quotidiano per monitorare i miei pensieri ossessivi in queste settimane. Ci rivedremo a fine agosto per capire com’è andata.
4. Cosa ho imparato
Ho passato dei momenti veramente orribili durante le prime settimane della terapia farmacologica, anche per via dei dosaggi sbagliati, momenti in cui mi sono ritrovato con poca speranza e fiducia rispetto alla mia guarigione.
Quando anche la speranza e la fiducia escono di scena, perché ci sono altri momenti in cui capiterà, l’unica virtù su cui si può fare affidamento è la pazienza. Quella non mi ha mai abbandonato.
Per quanto sia difficile,l’unica soluzione durante i momenti negativi è “fregarsene” e ricordarsi che ce ne saranno di migliori. Il percorso di guarigione non è lineare ed è pieno di ostacoli, salite, discese, sabbie mobili e chi più ne ha più ne metta.
Consentitemi una metafora finanziaria: un investitore cauto che crea un portafoglio azionario guarda sempre ad un orizzonte temporale a lungo termine, no? A gennaio può perdere il 7%, a febbraio guadagnare il 12%, a marzo perdere il 5% e così via.
Ciò che conta è che a fine anno il bilancio finale sia positivo. Ecco, noi con il DOC dobbiamo avere la stessa calma e sangue freddo :)
Alla prossima!