
Nascita e riscoperta
Quasi due mesi fa, sono diventato zio. Per molti sembrerà una cosa banale, ma vedere mio nipote per la prima volta è stato come essere travolto da un uragano di emozioni, un misto di stupore, gioia e incredulità.
Mi sono ritrovato a contemplare tutto con occhi nuovi. Mia sorella, quella bambina pestifera che correva in giro per casa, ora è una madre fantastica, attenta e premurosa.
Com’è potuto accadere così in fretta?
Poi ci sono i miei genitori, ora nonni, che sembrano avere una sorta di manuale segreto per la gestione dei neonati, come se tutto fosse rimasto cristallizzato a oltre trent’anni fa, quando si occupavano di me e mia sorella.
Tutte queste realizzazioni mi hanno colto completamente di sorpresa. È stato come se il mondo si fosse fermato per un attimo, permettendomi di riflettere su tutto ciò che è cambiato e su quanto sia straordinario e assurdo ciò che sto vivendo.
La nascita di mio nipote mi ha svelato un tipo di amore che non avevo mai conosciuto. Puro, limpido, senza filtri. Incondizionato da aspettative o giudizi. È lì, esiste e basta. Quando mi sento giù di morale non devo fare altro che pensare a lui, e tutto prende una piega diversa. È un punto di riferimento emotivo a cui posso aggrapparmi nei momenti di sconforto e di cui posso rallegrarmi nei momenti di gioia.
Spesso ci perdiamo in questa contorta macchina sociale che ci spinge a ottenere risultati e ad essere sempre sul pezzo. Per quasi 10 anni ho vissuto ossessionato dall’idea di migliorare me stesso, di spingermi oltre, di dimostrare qualcosa, sempre. E nel farlo, mi sono completamente dimenticato di un aspetto fondamentale: me stesso.
Vedere la mia famiglia – mia sorella come madre, i miei genitori come nonni – mi ha ricondotto a una verità che avevo a lungo dimenticato: le relazioni umane sono la cosa più importante che abbiamo. Di gran lunga. Non c’è storia.
Credo che il percorso per imparare a dissociare la mia identità dalle performance che ottengo sia ancora lungo. Ci saranno momenti di crescita e altri di difficoltà. Probabilmente non riuscirò mai ad affrancarmi del tutto da questa convinzione che il mio valore dipenda da ciò che realizzo.
E forse va bene così. C’è un principio di grande bellezza anche nel voler realizzare qualcosa di concreto, sia per sé stessi che per gli altri. Quel desiderio di fare la differenza, di lasciare un segno, per quanto lo veda ancora come un peso, talvolta si trasforma anche in motivazione animata da sentimenti genuini.
Ma la differenza sostanziale è che, per la prima volta dopo tanto tempo, mi sento finalmente sulla strada giusta.
Sto imparando a dirmi da solo e con consapevolezza quelle cose che prima il DOC si sentiva in dovere di urlarmi confusamente nelle orecchie.
E andiamo avanti, con pazienza e fiducia.