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Fuori Dal DOC
Busto di figura che si dissolve nella nebbia grigia
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Trasformare il dolore in acciaio inossidabile

Ritratto di Luca PasiniLuca Pasini3 min

Da alcuni anni a questa parte, la natura umana mi ha dimostrato che la trasformazione più radicale e positiva spesso scaturisce dalla profondità delle nostre sofferenze. Il dramma interiore, le lotte e le avversità sono le forge che temperano l’anima.

Considerate il caso di un individuo che ha trascorso gran parte della sua vita temendo il conflitto. Un professionista dedicato, impegnato a dare il massimo nel suo campo, ma costantemente oppresso dalla paura di ricevere una critica, dalla paura di deludere.

Questa persona ero io.

Evitavo ogni possibile area di contesa, in particolare nell’ambito delle relazioni sentimentali, un luogo dove le emozioni corrono profonde e spesso sregolate. Dove tutte le vulnerabilità si svelano e occorre avere piena padronanza della propria identità, sia per farsi rispettare che per riconoscere gli sbagli commessi.

L’arrivo inaspettato del DOC nella mia vita ha causato una profonda crisi, una tempesta interiore che credevo mi avrebbe spezzato.

Nel pieno della fase più acuta del disturbo, ho cercato il supporto di un caro amico. La prima persona che mi è venuta in mente: il mio mentore. Un uomo solido come il marmo e quieto come l’oceano, dotato di quella profondità che ti rende degno di fiducia agli occhi altrui, ma anche predisposto a provare tumulti interiori simili a quelli che stavo sperimentando. Anche lui, infatti, non era estraneo a queste problematiche: le aveva già affrontate e superate oltre vent’anni fa.

”Hai ricevuto un dono”. Mi disse.

Onestamente non gli avevo creduto, ma ora sì. L’avversità è una benedizione sapientemente travestita da maledizione.

La sofferenza è un maestro rigoroso. Non insegna con dolcezza, ma con una mano forte e severa. Forse quella di cui avevo bisogno per progredire nel mio cammino.

E adesso, grazie a questa rinnovata fiducia in me stesso, ho notato un sostanziale cambio di rotta. Le discussioni e i conflitti, una volta temuti, sono diventati occasioni per mostrare la mia integrità e determinazione.

Nel mondo del lavoro e nelle profondità della mia vita sentimentale, ho iniziato a comprendere che evitare di prendere posizione, sperando che il tempo faccia il suo corso, è uno dei peggiori disservizi che puoi fare a te stesso e alle persone che ti stanno accanto.

Non vale la pena vivere una vita “tranquilla” ma in aperta contraddizione con i valori che ci rappresentano. Quando questi vengono minacciati, è giusto intervenire.

Per cui, con enormi sforzi, ho scelto deliberatamente di lanciarmi nelle battaglie che ritenevo importanti per il prosieguo del mio viaggio. All’inizio mi sentivo maldestro e balbettante, mi tremavano le mani per l’ansia e percepivo un diffuso senso di colpa.

Dopo di che ho iniziato ad osservare una dinamica piuttosto interessante: rispetto alle sofferenze che mi aveva causato dal DOC, questa non era davvero nulla. Potevo difendere e sostanziare la mia posizione a oltranza, mentre i miei interlocutori si piegavano come ramoscelli.

Questo cambiamento ha avuto ripercussioni anche sulla mia attuale relazione sentimentale, dove ora rilevo una complicità e un rispetto reciproco che prima erano sfuggenti a causa della mia tendenza alla passività.

La lezione qui è semplice e universale: la sofferenza è il fuoco che ci purifica. Ci spinge a riconoscere gli aspetti della vita che stiamo trascurando, a superare le nostre credenze limitanti e a trasformare la fragilità in acciaio inossidabile.

Noi che soffriamo di DOC ci sottovalutiamo spesso, ma la resilienza che stiamo costruendo ha un valore straordinario e arriverà il giorno in cui potrà splendere in tutto il suo fulgore.

Un abbraccio a tutti.

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