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Fuori Dal DOC
Figura scura raggomitolata su fondo grigio nebbioso, con sottili linee rosse
Consigli

Non la amo più o è DOC da relazione?

Ritratto di Luca PasiniLuca Pasini9 min

Aggiornato il

Indice
  1. Il DOC e le ossessioni in ambito relazionale
  2. Distinguere tra DOC e dubbi legittimi
  3. Le compulsioni di verifica
  4. «Non provo più nulla»: quando a mancare è proprio il sentimento
  5. Come affrontare il DOC da relazione
  6. Come gestire i pensieri intrusivi sulla relazione
  7. Conclusioni

Ti sei mai trovato a chiederti se il sentimento nei confronti della tua partner stia svanendo o se potrebbe essere il risultato di un’ossessione legata al Disturbo Ossessivo-Compulsivo?

Le relazioni amorose sono spesso complesse e suscitano emozioni intense, ma quando il DOC fa capolino, può mettere in discussione anche i sentimenti più genuini.

In questo articolo, esplorerò come il DOC possa influenzare la percezione dell’amore e come distinguere tra una crisi relazionale reale e un episodio ossessivo.

Il DOC e le ossessioni in ambito relazionale

Il DOC è noto per infiltrarsi in ogni aspetto della vita di una persona, compresi i legami affettivi. Spesso, ciò si traduce in ossessioni che coinvolgono il partner romantico.

Chi soffre di DOC da Relazione può passare ore al giorno a riflettere sulla relazione, confrontando il proprio partner con altri, analizzando ricordi passati, cercando segnali nascosti nei comportamenti del partner o nel proprio stato d’animo.

Questo comportamento può sfociare in continue richieste di rassicurazione al partner, verifiche dei propri sentimenti attraverso test online o confronti con altre relazioni passate o quelle degli amici.

Distinguere tra DOC e dubbi legittimi

Ogni relazione attraversa fasi di cambiamento. Gli alti e bassi emotivi sono normali, ma quando il DOC è coinvolto, i pensieri intrusivi possono amplificare i dubbi e l’ansia.

Un aspetto cruciale è il grado di disagio che queste ossessioni generano. Se questi pensieri sono accompagnati da intensa ansia e un’immediata urgenza di risolvere i propri dubbi, allora si tratta di DOC nella maniera più classica e assoluta.

Tutti prima o poi ci interroghiamo sulla relazione che abbiamo scelto. Potremmo anche provare una reazione d’ansia rispetto al fatto di trovarci o meno con la “persona giusta”, ma i cambiamenti legittimi nei sentimenti avvengono in modo molto più organico, mentre il DOC spunta all’improvviso ed esige una risposta immediata.

Il DOC da Relazione spesso porta a distorsioni cognitive come il “pensiero tutto o niente” (dove ogni piccolo dubbio diventa prova di un “non amore”), la catastrofizzazione (anticipare il fallimento della relazione basandosi su piccole incertezze) o la sovra-generalizzazione (credere che un singolo pensiero negativo definisca l’intera relazione).

Le compulsioni di verifica

Nel contesto relazionale, le compulsioni possono manifestarsi come continua verifica dei propri sentimenti. Ecco quelle che adottavo io nella mia precedente relazione:

  • Cercare conferme costanti dalla mia partner, chiedendole ripetutamente quanto mi amasse.
  • Ripeterle con insistenza le parole “ti amo” e monitorare la mia risposta emotiva.
  • Baciarla appassiontamente e a lungo per assicurarmi di amarla ancora.
  • Analizzare a lungo le sue foto per capire se la trovavo ancora attraente.
  • Farle spesso complimenti e verificare interiormente se ci credessi davvero.

Scommetto che ti sei riconosciuto in almeno uno di questi comportamenti.

Sebbene queste azioni possano sembrare un tentativo di “rassicurazione”, in realtà alimentano ulteriormente le ossessioni e danneggiano la tua fiducia nella relazione.

«Non provo più nulla»: quando a mancare è proprio il sentimento

Fin qui ho parlato di dubbio. Ma c’è una versione di questa cosa che è più difficile da riconoscere, perché non ha la forma di una domanda: è il vuoto. Guardi la persona che hai accanto e non senti niente. Non affetto, non desiderio, nemmeno fastidio. Il posto dove dovrebbe esserci un sentimento è muto.

Chi ci arriva la chiama disamore, ed è la conclusione più ragionevole del mondo: se non sento niente, evidentemente non provo più niente. Prima di prenderla per buona, però, guarda come ci sei arrivato.

L’assenza di sentimento arriva quasi sempre dopo mesi di verifiche, non prima. Rileggi l’elenco qui sopra: ripetere «ti amo» e ascoltare cosa succede dentro, baciare a lungo per controllare, guardare le foto per vedere se la trovi ancora attraente. Ognuna di quelle cose è un modo di puntare l’attenzione su un’emozione per misurarla. E le emozioni misurate si comportano come il sonno: più le sorvegli e meno arrivano. Non perché non ci siano — perché la sorveglianza occupa lo stesso posto. Ho scritto la stessa cosa a proposito dell’ansia in se non provo più ansia, vuol dire che quel pensiero inizia a piacermi?, ed è lo stesso identico meccanismo spostato di un’emozione.

C’è poi la parte che si vede meno. Stare in allerta costa, e un corpo che vive da mesi in allarme abbassa il volume di tutto quanto, non solo della paura. Quando arrivi alla sera dopo una giornata passata a controllarti, il tuo margine emotivo è finito da un pezzo: quello che chiami «non sento niente per lei» spesso è «non sento niente, punto», misurato però nell’unico punto della vita in cui ti eri messo a misurare.

Aspettare di sentire qualcosa è la compulsione, non la verifica. È questa la riga che voglio lasciarti. Restare fermo, sospeso, in attesa che torni la sensazione giusta per poter decidere — sembra la cosa più prudente e responsabile del mondo, e invece è la stessa identica cosa che facevo io baciando la mia partner per venti secondi in più del necessario. È un controllo. Ha solo la faccia della pazienza.

«Allora devo lasciarla?»

Questa è la domanda con cui la gente arriva qui, e la risposta onesta è che non lo so, e che nessuna pagina su internet può saperlo. Un test che te lo dica non esiste, e se te lo scrivessi io sarebbe soltanto un’altra rassicurazione — quelle durano venti minuti, e sul perché ho scritto rassicurazioni e incoraggiamento: la differenza nel DOC.

Quello che ti posso dire è che una decisione presa per far smettere l’ansia non è una decisione, è una compulsione grossa. Se lasci la persona che hai accanto sperando che il dubbio se ne vada con lei, quasi sempre il dubbio resta e cambia soltanto oggetto: diventa «e se avessi buttato via la cosa giusta?». Il DOC non ha bisogno che tu resti o che tu vada, ha bisogno che tu continui a controllare, e sa farlo da entrambe le posizioni.

Il momento in cui una scelta del genere si può prendere davvero non è quando finalmente senti qualcosa. È quando hai smesso di verificare abbastanza a lungo da avere di nuovo delle emozioni ordinarie, quelle che non stavi guardando. Con un percorso in corso ci si arriva, e allora la domanda te la fai una volta sola, e in genere non è più urgente.

Quando invece non è il DOC che parla

C’è un caso in cui questa sezione non è la risposta giusta, e va detto. Se l’assenza di sentimento non riguarda soltanto la tua relazione — se non ti dice più niente nemmeno il lavoro, gli amici, la musica, il cibo, le cose che ti piacevano — allora non stai guardando un’ossessione. Stai guardando qualcosa che va portato a un professionista e detto con queste parole. Che il DOC e la depressione si presentino spesso insieme è cosa nota da tempo, e non ti serve una percentuale per giustificare una frase detta a chi ti segue: basta dire che è sparito il colore da tutto, non solo dalla relazione. Ne ho scritto in la relazione tra ansia, depressione e DOC, e se non sai da dove cominciare la risposta neutra dell’Istituto Superiore di Sanità sta nella pagina Risorse.

Non è una diagnosi che puoi farti da solo, ed è esattamente per questo che la distinzione va consegnata a qualcun altro invece di essere macinata un’altra notte.

Come affrontare il DOC da relazione

Consapevolezza e riconoscimento: Accetta che il DOC possa influenzare la percezione dei tuoi sentimenti. Riconoscere l’ossessione è il primo passo per affrontarla.

Comunicazione aperta: Parla con il tuo partner del tuo disturbo e spiega come le ossessioni possono influenzare i tuoi pensieri. Una comunicazione aperta può creare comprensione reciproca e mantenere saldo il vostro legame affettivo.

Supporto professionale: Coinvolgi uno psicoterapeuta specializzato nel trattamento del DOC. Un professionista può aiutarti a sviluppare strategie specifiche per gestire le ossessioni in ambito relazionale.

Come gestire i pensieri intrusivi sulla relazione

Affrontare i pensieri intrusivi può essere la sfida più esigente per chi vive con il DOC. Essi irrompono nel nostro flusso di coscienza, perturbando la nostra pace e sfidando le nostre convinzioni sul partner.

Voglio condividere alcune conoscenze che ho raccolto lungo il mio percorso di studio del DOC e della sua sintomatologia:

Intuire la Natura del DOC: Ho appreso l’importanza di accettare il DOC come un fenomeno separato dalla mia autentica essenza. Informarsi sul DOC ha illuminato e chiarificato le mie ossessioni, ma la cosa più importante è stata applicare attivamente le conoscenze che ho appreso. Dopo aver finito di leggere questo articolo, inizia subito a mettere in pratica i suggerimenti condivisi.

Vivere come se il DOC non esistesse: sì, hai capito bene. Questo non significa negare o ignorare il disturbo, ma piuttosto non permettere che detti le condizioni della tua vita quotidiana. Ogni volta che ti trovi di fronte a una decisione o a un’azione, prova a chiederti: “Cosa farei in questa situazione se non avessi il DOC?”. Questa prospettiva ti permette di agire in sintonia con i tuoi veri desideri e aspirazioni, invece di essere governato dalle ossessioni. All’inizio lo farai controvoglia e ti richiederà enormi sforzi, ma con il tempo e la pratica questo modo di pensare ti aiuterà a riconquistare la gioia di vivere nonostante il DOC.

Pratica la meditazione Mindfulness: La Mindfulness può ancorarti al “qui e ora”, permettendoti di osservare le ossessioni senza attribuire loro un significato superfluo. Non dovrebbe essere considerata come un “tampone immediato” contro il DOC, ma come un esercizio per rafforzare la tua attenzione e tornare al presente.

La forza dell’auto-compassione: La tendenza all’autocritica può aggravare la sintomatologia ossessiva, per cui dovresti resistere a questo impulso. L’auto-compassione, invece, attenua lo stress e migliora la tua relazione con i pensieri intrusivi. È essenziale accettare il DOC come un viaggio di auto-scoperta, che, nonostante le sue sfide, ti renderà un individuo più robusto e capace di affrontare le avversità.

Conclusioni

Il DOC è l’esatto opposto di chi sei veramente e attacca tutto ciò che ami. Tienilo sempre a mente. Ed è questa la ragione per cui le ossessioni che ti invia sono così destabilizzanti e possono mettere in ginocchio anche le persone dall’animo più stoico. Tuttavia, con consapevolezza, supporto e strategie adeguate, è possibile affrontare le ossessioni e ristabilire un legame sano con il proprio partner.

Massimo ne è uscito dopo vent’anni, e la sua relazione successiva è finita davvero — ma per disamore vero, non per il disturbo, e lui la differenza l’ha sentita: l’ha raccontata per intero nella testimonianza di chi è guarito dal DOC da relazione.

Ritratto di Luca PasiniLuca PasiniChi sono →

Non la amo più o è DOC da relazione? — Luca Pasini, Fuori Dal DOC. https://fuoridaldoc.it/non-la-amo-piu-o-e-doc-da-relazione/

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