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Fuori Dal DOC
Volto femminile con gli occhi chiusi e i capelli che esplodono in volute arancioni e dorate
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La scelta di guarire dal DOC

Ritratto di Luca PasiniLuca Pasini4 min

10 mesi sono trascorsi dai miei primi episodi ossessivo-compulsivi. 3 mesi dalla cronicizzazione dei sintomi e dalla conseguente diagnosi che mi ha cambiato la vita. Da allora, posso affermare di aver fatto passi in avanti ad una velocità inaspettata e con una forza di volontà granitica che non pensavo di possedere.

La mia convivenza con il Disturbo Ossessivo Compulsivo è ancora una danza costante di luci e ombre, con la differenza che i momenti di serenità sono più duraturi e intensi rispetto alle sofferenze dovute alle ossessioni, che invece si sono affievolite. Mi sono riappropriato della mia vita, delle mie passioni, delle mie relazioni e nel complesso mi sento in un equilibrio stabile.

Per molti, il percorso terapeutico si potrebbe considerare concluso, in quanto dal punto di vista pratico non mi è possibile fare ulteriori miglioramenti per quanto concerne la gestione dei sintomi del DOC.

Ho imparato quali sono le strategie che funzionano meglio e, grazie alla mia nuova psicoterapeuta, le ho affinate contro i meccanismi più sottili del disturbo. Ora posso dire di condurre una vita normale e soddisfacente.

Eppure, non è a questo che attribuisco il significato di “guarigione”. Non sono guarito.

Il mio viaggio con il DOC ha attraversato alti e bassi, ma il mio desiderio più intimo è sempre stato quello di liberare la mente da ogni catena. E per quanto facciano sempre più fatica a trattenermi, quelle catene sono ancora lì.

Ecco cosa intendo nel concreto: ho appena trascorso un weekend a Firenze con alcuni amici che non incontravo da una vita, lasciandomi avvolgere dal cibo delizioso, dagli scorci e dai monumenti più belli d’Italia, dalle conversazioni profonde e da quei tipici momenti di follia collettiva in cui si ride fino a perdere il fiato.

Tutti questi momenti di pura presenza, di puro “essere”, mi restituiscono quella spensieratezza che da quando soffro di DOC si è fatta più sfuggente.

Ed è proprio quando mi immergo in questa placida serenità che la mia mente inizia spontaneamente a sognare ad occhi aperti. Si immagina un futuro radioso all’insegna della positività, contempla tutte le belle cose che mi aspettano nelle prossime settimane, ripensa al bel volto della donna con cui mi sto frequentando, associa gli scorci di un paesaggio naturale alle mie opere fantasy preferite.

E, puntualmente, il Disturbo Ossessivo Compulsivo sceglie di invadere il territorio della mia mente con le sue ossessioni intrusive, rovinando l’affresco che ero riuscito a dipingere con fatica dopo settimane di tranquillità e impegno.

L’ancoraggio al presente, il contatto con il qui e ora, è diventato il faro che illumina la mia serenità e ormai ho imparato ad accedervi senza troppi sforzi, ma ogni volta che la mia mente “scivola via”, il DOC è pronto a riaffacciarsi e ad inquinare la purezza della mia contemplazione.

Per questo non mi ritengo guarito. Per questo non intendo accontentarmi.

Sono orgoglioso di me e del percorso che ho intrapreso. Ho imparato a vivere il presente con rinnovata gioia senza avere costantemente la testa fra le nuvole, un’abilità che non riuscivo a esercitare neanche prima del DOC. Ho ritrovato la serenità perduta e il mio orizzonte si è fatto finalmente positivo, ma continua a bruciare in me questo desiderio di poter lasciare la mente libera di vagare senza sentirsi ingabbiata dal DOC.

È questo desiderio di libertà che mi spinge a voler guarire completamente dal DOC. Non voglio limitarmi a gestirlo o a conviverci, voglio liberarmi di ogni sua traccia. Voglio riappropriarmi di ogni fibra del mio essere che mi ha sottratto.

Il destino potrebbe non avere in serbo per me una remissione completa dei sintomi, ma pazienza e determinazione non mi mancano di sicuro. Intendo proseguire il mio percorso di auto-conoscenza fino a quando non potrò fronteggiare il DOC e ordinargli di restituirmi ciò che mi ha rubato. È un cammino di riconquista di ogni spazio interiore.

Credo fermamente che ciascuno di noi abbia il diritto inalienabile di esplorare la bellezza della propria mente senza costrizioni, senza questo nemico codardo in grado di ferirci ogni volta che abbassiamo la guardia.

Voglio invitare tutti coloro che si sentono stretti nella morsa del DOC a non accontentarsi di una semplice “convivenza” con il disturbo. È possibile aspirare a di più.

La strada di chi soffre di DOC è lunga e tortuosa, ma non è affatto differente rispetto alla vita di qualsiasi altro essere umano, che in buona parte consiste nel risolvere problemi e trarre gratificazione dalla propria capacità di farvi fronte.

Non esistono lezioni indolori. I sacrifici sono necessari. Non puoi ottenere nulla senza prima perdere qualcosa. Eppure, se riesci a sopportare quel dolore e ad attraversarlo, scoprirai di avere un cuore abbastanza forte da superare qualsiasi ostacolo. Un cuore di acciaio inossidabile.

— Fullmetal Alchemist
Ritratto di Luca PasiniLuca PasiniChi sono →

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