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Fuori Dal DOC
Fondale marino con una figura minuscola e raggi di luce che scendono dalla superficie
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La cura è non fermarsi in superficie

Ritratto di Luca PasiniLuca Pasini3 min

Oggi è uno di quei sabati in cui il mio animo si sente pervaso da nuvole grigie. Un momento di down che non mi colpiva da molto. Eppure, se si supera lo sconforto iniziale, in queste fasi possono emergere delle riflessioni utili che ci aiutano a rimettere gli occhi sulla strada giusta. Voglio condividere la realizzazione di oggi con voi.

2 mesi fa ho iniziato un percorso di psicoterapia cognitivo-comportamentale con una terapeuta eccezionalmente competente, specializzata proprio in DOC. Questo approccio terapeutico ha contribuito ad affinare tutta una serie di strumenti e metodi che hanno rivoluzionato in positivo la mia quotidianità. Grazie a ciò, ho ritrovato l’entusiasmo nel lavoro, nello sport, nelle relazioni e in tutti i miei interessi che credevo sepolti sotto il peso del DOC.

Con un po’ di amarezza, oggi ho compreso che non si trattava della soluzione magica che speravo fosse.

Sin dal primo incontro, la mia terapeuta ha focalizzato la sua attenzione su di me, su “Luca”, mettendo in secondo piano il DOC. Ovviamente, non ha trascurato l’importanza di affrontare i momenti critici legati al disturbo, come riconoscere i meccanismi più sottili del DOC o gestire le compulsioni mentali. Ma la priorità è sempre stata sulla mia persona.

Ho iniziato a rendermi conto che i pensieri ossessivo-compulsivi, per quanto invadenti, non sono altro che echi distorti della mia mente. Essi sono distanti dalla mia vera identità e, francamente, irrilevanti. Tuttavia, la persistenza del DOC sottolinea una verità più grande: ci sono parti della mia vita che sto trascurando.

In questo percorso di comprensione, mi sono reso conto di un’altra verità universale. Molti di noi hanno porte nella mente e nel cuore che hanno chiuso e sigillato, sperando di non doverle mai più riaprire. Angoli oscuri, ricordi dolorosi, una polvere di emozioni negative che abbiamo spazzato via e nascosto sotto il tappeto per troppo tempo.

La dura verità è che tenere queste porte chiuse non fa che donare forza e nutrimento al DOC.

La guarigione richiede coraggio. Richiede la volontà di nuotare nel fango delle nostre emozioni, di scendere in profondità, anche quando è difficile o doloroso. Ma come un archeologo che scava attraverso innumerevoli strati di terra e roccia, è in queste profondità che si cela il vero tesoro. Quel tesoro è la chiave per la libertà dalla morsa del DOC, e per una comprensione più profonda e genuina di chi siamo.

Adesso mi è chiaro. La semplice gestione dei sintomi, quello che chiamo aspetto “esogeno” del DOC, non è sufficiente. Dovrò anche esplorare l’aspetto “endogeno”, ossia quelle parti nascoste del mio sé che forse hanno dato origine o forza al disturbo.

Non voglio generare fraintendimenti: sono immensamente grato alla psicoterapia cognitivo-comportamentale, che consiglio vivamente a tutti coloro che soffrono di DOC, specie se non hanno ancora gli strumenti necessari per fronteggiare le ossessioni.

Senza di essa, dubito che sarei stato in grado di restare in piedi e affrontare le sfide quotidiane come lo faccio ora. Tuttavia, ho commesso un errore di valutazione: ho cercato di convincermi che, una volta imparato a gestire il DOC, la mia vita sarebbe tornata ad essere “perfetta”. La realtà è più complicata di così.

Il viaggio verso la guarigione non si limita a trattamenti farmacologici e terapie. Si tratta di un’avventura di autoscoperta. E mentre sto ancora cercando di decifrare questo enigma interiore, so che devo imparare ad affrontarlo con entusiasmo, apertura e una mentalità curiosa, invece di considerarlo come un puzzle da risolvere il prima possibile.

A tutti voi che leggete, voglio ricordare l’importanza di non fermarsi alla superficie, ma di cercare sempre più in profondità, verso una comprensione autentica e un rafforzamento del proprio sé.

È quella la cura.

Ritratto di Luca PasiniLuca PasiniChi sono →

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