
Mettersi al primo posto e accorciare la miccia
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Quando si vive con il Disturbo Ossessivo Compulsivo, si impara a convivere con una serie di difficoltà che possono arrivare a consumare ogni minuto della giornata. Lo scorso anno, dopo aver attraversato una delle crisi più difficili della mia vita, ho capito che qualcosa doveva cambiare.
Nell’ultimo periodo in particolare mi sono accorto di aver “accorciato la miccia” – un concetto che rappresenta, in sintesi, una certa intolleranza verso le ambiguità e le inutilità che spesso ci portiamo dietro.
Risparmiare le energie per ciò che conta davvero
Accorciare la miccia per me significa aver ridotto drasticamente il tempo e la pazienza che investo nelle situazioni che considero superflue. Questo vale in ogni ambito della mia vita, dal lavoro al personale, fino al dating.
Mi rendo conto che non ho più l’energia di una volta per tollerare situazioni che non mi arricchiscono in alcun modo o che, peggio ancora, aggiungono stress inutile alla mia vita. Oggi, di fronte a situazioni del genere, mi trovo molto più rapidamente a dire “no, grazie” e a distaccarmi senza troppi pensieri.
C’è chi può considerare questo atteggiamento eccessivamente brusco, ma a mio avviso è una forma di autotutela.
Imparare a difendersi partendo dalla gentilezza
Essere assertivo non è mai stato il mio forte. Tendo alla cordialità. Sono sempre stato quello che cerca di evitare i conflitti a tutti i costi.
La mia personalità mi porta naturalmente ad essere gentile e disponibile, il che è una bella qualità ma anche una trappola. Quando soffri di DOC, però, impari a non temere più tanto facilmente il disagio: hai già attraversato prove emotive così intense che il resto appare un problema di poco conto.
Con il tempo ho sviluppato un mio stile di assertività che, pur non essendo minimamente perfetto, funziona per me. Il mio approccio parte sempre da un orizzonte di gentilezza e apertura mentale: quando mi trovo in una conversazione, inizio con i migliori presupposti e cerco di ascoltare con interesse e pazienza.
Tuttavia, se avverto una certa dose di conflitto o aggressività nei miei confronti, la mia reazione cambia di colpo. Divento un mastino. Taglio corto e azzanno subito alla gola, figurativamente parlando, per risolvere il conflitto nel modo più rapido possibile, proprio perché non amo starci dentro.
È un atteggiamento che non consiglio a tutti, perché comporta una certa aggressività di fondo. Tuttavia, per me funziona: mi permette di difendermi, di mettere un confine preciso senza però tradire la mia inclinazione naturale alla gentilezza e alla disponibilità.
Mettersi al primo posto per rimanere fedeli a sé stessi
Mi sono accorto che mettersi al primo posto è stato un passo naturale nel mio percorso di guarigione e crescita personale. C’è un pizzico di sano narcisismo in questo, e credo sia una cosa positiva.
In passato tendevo a mettere le necessità degli altri davanti alle mie, ma oggi vedo chiaramente quanto sia importante dare priorità a ciò che mi rende felice e sereno. Mettersi al primo posto non è solo prendersi cura di sé, ma anche mettere al centro della propria vita ciò che conta davvero: le persone (soprattutto), le attività e le passioni che ci stanno a cuore.
Rimuovere dalla mia vita le situazioni senza senso è diventato un modo per fare spazio a ciò che desidero. Imparare a dire di no e a delimitare i miei confini non solo mi ha liberato da inutili preoccupazioni, ma mi ha anche permesso di vivere con maggiore autenticità.
Non c’è nulla di male nel mettere i propri bisogni in cima alla lista. In fondo, è solo quando siamo veramente fedeli a noi stessi che possiamo dare il meglio agli altri.
Conclusioni
Accorciare la miccia non significa diventare insensibili o egoisti; significa scegliere di riservare il proprio tempo e le proprie energie per ciò che davvero arricchisce la nostra vita.
Vivere con il DOC mi ha insegnato a dare molto più valore ai momenti di serenità e a eliminare ciò che minaccia di portarmi via l’equilibrio che riesco a costruire ogni giorno.
Mettersi al primo posto è un atto di amore verso sé stessi, non solo per stare meglio, ma anche per poter offrire agli altri una versione più autentica e appagata del proprio sé.